La Regione Sardegna alza la voce contro le restrizioni sulla dermatite nodulare contagiosa (LSD) che continuano a penalizzare il comparto zootecnico, all’indomani della grande protesta degli allevatori sfociata nel blocco del porto di Olbia. Durante il tavolo verde convocato a Cagliari, l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus ha puntato il dito contro norme definite “irragionevoli” e “da fantascienza”, evidenziando come l’isola subisca l’ennesima vessazione nonostante il 99% dei capi sia stato vaccinato, un traguardo senza precedenti in Italia. Nel mirino ci sono in particolare due nodi critici: Samugheo, dove le restrizioni verrebbero mantenute a 20 chilometri di distanza pur in assenza del focolaio e con l’animale malato non più esistente, ed Escalaplano, dove la situazione è bloccata a causa della sospensiva del TAR (poi confermata l’11 settembre dal Consiglio di Stato) sull’ordine di abbattimento dei capi. Pur riconoscendo la legittimità del ricorso dell’allevatore, Agus ha rimarcato come l’azione legale di un singolo finisca per ledere i diritti di un intero comparto economico. La Regione ha già formalmente chiesto al Ministero dell’Agricoltura e all’Unione europea di intervenire per rivedere i parametri, sbloccare le movimentazioni e restituire giustizia agli allevatori sardi che hanno fatto rigorosamente il proprio dovere.
