Il comparto risicolo della Sardegna, che concentra nell’Oristanese il 96% della sua produzione totale (circa 3700 ettari), trema di fronte alle recenti decisioni del Parlamento europeo. Bruxelles ha infatti bocciato la proposta italiana di inasprire i dazi verso i paesi emergenti del Sud-est asiatico, una mossa che, secondo Tonino Sanna, presidente di Confagricoltura Oristano, spalanca le porte a una concorrenza sleale insostenibile. Le aziende locali, spesso piccole e medie realtà, si trovano a competere con giganti estensivi che operano in assenza di diritti sindacali e con largo uso di fitofarmaci vietati in Europa da decenni. Quali saranno le reali conseguenze economiche, sanitarie e ambientali per il territorio oristanese dopo il rifiuto delle clausole di salvaguardia richieste dall’Italia?
Oltre al danno economico, Sanna solleva il tema della sicurezza alimentare e del rischio ambientale: le risaie oristanesi sono zone umide bonificate che non permettono colture alternative. Un eventuale abbandono dei campi porterebbe al degrado idraulico e alla perdita di biodiversità in migliaia di ettari sottratti in passato all’incuria. Confagricoltura critica la mancanza di alleanze forti a livello europeo per proteggere una produzione, quella italiana, che rappresenta il 50% di tutto il riso UE. Il rischio è un progressivo impoverimento di un settore d’eccellenza che possiede un know-how unico costruito in decenni di storia.
