A un anno dallo storico riconoscimento UNESCO che ha inserito le “Domus de Janas” sarde nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità (decretato il 12 luglio 2025), la Direzione regionale Musei nazionali Sardegna traccia un primo, positivo bilancio. Grazie al “Grande Progetto Beni Culturali” del Ministero della Cultura, che ha stanziato ben 5 milioni di euro per lo scavo, il restauro e la valorizzazione dei 26 siti della tentative list (di cui 18 già inseriti nel circuito del Patrimonio Mondiale), l’ambizioso programma di salvaguardia è entrato pienamente nella sua fase operativa.Sotto il coordinamento dell’architetta Patrizia Luciana Tomassetti, sono già stati avviati rilievi fotogrammetrici e laser scanner 3D per mappare lo stato di conservazione delle antiche tombe ipogeiche, con incarichi di progettazione già affidati per oltre un milione di euro. La spesa complessiva per i futuri lavori di restauro e messa in sicurezza dei percorsi sfiorerà i 3 milioni di euro. Tra i primi frutti del progetto si segnala l’innovativa applicazione di realtà virtuale dedicata alla Necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero: i visitatori potranno esplorare a 360 gradi le 38 sepolture del sito pilota tramite speciali visori “cardboard” in cartone e un comune smartphone. Come sottolineato dalla direttrice Melissa Ricetti, l’iscrizione UNESCO ha inaugurato un modello virtuoso di governance condivisa tra Ministero, Regione Sardegna, Cesim e amministrazioni locali.
